Diocesi

Un nuovo presbitero per la nostra Chiesa

Olianas

Iglesias, 9 settembre 2018. L’abbraccio del vescovo Giovanni Paolo al novello sacerdote don Marco Olianas. Foto di Efisio Vacca

Don Marco Olianas è stato ordinato presbitero

Domenica 9 settembre 2018, nella Cattedrale di Santa Chiara d’Assisi in Iglesias, il vescovo di Iglesias mons. Giovanni Paolo Zedda ha ordinato presbitero don Marco Olianas, attraverso l’imposizione della mani e la preghiera consacratoria.
L’indomani, lunedì 10 settembre, don Marco ha presieduto per la prima volta la Santa Messa lnella chiesa parrocchiale della Beata Vergine Addolorata in Carbonia.

Don Marco Olianas è nato a Carbonia il 4 maggio 1983 ed è stato ordinato diacono nella sua parrocchia della Beata Vergine Addolorata il 30 luglio 2017.


Testo integrale dell’omelia pronunciata dal vescovo Giovanni Paolo in occasione della celebrazione per l’ordinazione presbiterale di don Marco Olianas.

Ogni domenica noi tutti siamo richiamati a proclamare con gioia le meraviglie che Dio continua a compiere in noi per mezzo di Gesù suo Figlio, “Signore della gloria” (Giacomo 2,1).
È Lui al centro della nostra vita ed è importante che stia sempre al centro della nostra attenzione: “Egli viene a salvarci”, come ha proclamato il profeta Isaia (35,4); Egli ha capovolto la nostra condizione, ha accolto la nostra povertà nel Battesimo e ci ha fatto “ricchi con la fede ed eredi del regno”, come ci ha ricordato l’apostolo Giacomo (2,5); Egli ci rende ogni giorno capaci di ascoltare la sua parola e di testimoniarla nella nostra vita.
Chiediamogli di saperci aprire allo stupore e alla gioia, come coloro che avevano assistito alla guarigione del sordomuto, nel riconoscere che “ha fatto bene ogni cosa”!
Anche stasera, durante questa celebrazione eucaristica, Dio compie un cambiamento profondo nella realtà della nostra Chiesa, e in particolare in te, carissimo Marco, attraverso il sacramento dell’Ordine sacro nel grado del Presbiterato: il Signore Gesù ti inserisce nel suo Sacerdozio, accoglie la tua debolezza – che dovrai sempre tenere in conto – e ti abilita ad ascoltare la sua parola e ad annunciare la sua presenza salvifica a beneficio di tutti i tuoi fratelli.
È Dio che opera in te questa trasformazione.
La pagina evangelica oggi proclamata ci aiuta a comprendere la nostra povertà di persone incapaci di un ascolto pieno della Parola di Dio e, di conseguenza, in grave difficoltà nella testimonianza della nostra fede: chi non ascolta la Parola di Dio resta muto o parla in modo maldestro di sé, della vita e di Dio, anche se si dice credente, anche se svolge un ministero nella Chiesa!
Abbiamo sentito come l’evangelista descrive l’azione di Gesù verso quel sordomuto: “Gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua”. Gesti che possono sembrarci strani. Non sono gesti magici, né solo taumaturgici: ci fanno capire come Gesù si mette al livello di quest’uomo e lo accoglie nella sua debolezza. “Guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro”. Lo sguardo di Gesù è sempre rivolto al Padre, dal quale gli viene la missione di salvezza. E con un gemito esprime la propria condivisione verso la condizione di quel povero, simbolo di tutte le situazioni pesanti della vita umana. “E gli disse: “Effatà”, cioè “Apriti!”. Gesù prende posizione con la sua Parola: col suo comandori-crea” per quell’uomo la capacità di ritrovare se stesso in pienezza: “subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente”.
È un messaggio per tutti. Non solo per chi è lontano da Dio, per chi crede poco, ma anche per i vescovi, per i sacerdoti, per ogni cristiano: Dio ci rivolge la sua Parola perché sappiamo ascoltarla e comunicarla. Questa è l’opera di Gesù, il Cristo: “Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio. Egli viene a salvarvi!”.
Questo è oggi un messaggio in particolare per te, Marco. Nelle parole che il rito dell’Ordinazione presbiterale suggerisce per l’omelia di questa celebrazione, è scritto: “Quanto a te, figlio dilettissimo, che stai per essere promosso all’ordine del presbiterato, considera che esercitando il ministero della sacra dottrina sarai partecipe della missione di Cristo, unico maestro. Dispensa a tutti quella parola di Dio, che tu stesso hai ricevuto con gioia. Leggi e medita assiduamente la parola del Signore per credere ciò che hai letto, insegnare ciò che hai appreso nella fede, vivere ciò che hai insegnato.
È l’invito ad essere tu per primo “aperto” all’ascolto attento e profondo della Parola di Dio e al suo annuncio coerente a tutti i fratelli.
È un compito non facile. Nella società odierna, con i livelli impensabili raggiunti dalla tecnologia della comunicazione, sperimentiamo tutti amaramente la difficoltà di raggiungere la verità sia nell’ascoltare sia nel parlare: le fakenews, la pubblicità ingannevole, la speculazione, il giudizio facile, la superficialità…
Scopriamo spesso quanto siamo chiusi di orecchi e incapaci di vero annuncio. Solo il Signore ci può “aprire a comprendere in profondità la sua Parola e ad utilizzare l’arma semplice della testimonianza fedele della nostra vita.
E solo questa possibilità continua di “ri-creazione” della nostra capacità di ascolto e di annuncio – che non avviene una volta per tutte ma che dobbiamo disporci ad accogliere ogni giorno – produce in noi la gioia della salvezza offertaci da Dio.
Lo annunciava Isaia: “Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto”. E sarà vera novità non solo per ogni persona umana, ma per tutta la creazione: “Scaturiranno acque nel deserto, scorreranno torrenti nella steppa. La terra bruciata diventerà una palude, il suolo riarso sorgenti d’acqua”.
È la novità del regno a cui il Signore ci chiama: perché non  deciderci a prenderla sul serio? Ne deriva la reazione gioiosa registrata nel vangelo di oggi: “Pieni di stupore dicevano: “Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!”. Chiediamo al Signore di poter sperimentare questo stupore e questa gioia nella nostra vita quotidiana.
Ma vorrei anche attirare la tua attenzione, carissimo Marco, sul monito della Parola di Dio per mezzo dell’apostolo Giacomo: “Dio ha scelto i poveri agli occhi del mondo”.
Quanto più saprai riconoscere l’azione liberante di Dio nella tua vita, ammettendo con umile sincerità la tua povertà, più facilmente saprai evitare il giudizio e le parzialità nei confronti del tuo prossimo e imparerai ad agire con tutti con lo stesso atteggiamento accogliente di Gesù, restando “immune da favoritismi personali… da discriminazioni… da giudizi perversi”.
Chiamandoti a partecipare del Suo sacerdozio, Cristo non ti fa padrone, ma servo, e ti chiede di esercitare in suo nome il potere di insegnare, santificare e governare, con gli stessi suoi atteggiamenti di pazienza e di indulgenza che non sono in contrasto, ma a servizio della salvezza dei fratelli.
L’impegno di evangelizzazione che oggi ti è affidato ha necessità di questo impegno di ascolto rispettoso e capace di fraterna compassione verso tutti, a partire dagli ultimi, come fa il Signore con noi.
Solo a partire da questo atteggiamento – ci suggerisce papa Francesco (EG 171) – “si possono trovare le vie per una autentica crescita, si può risvegliare il desiderio dell’ideale cristiano, l’ansia di rispondere pienamente all’amore di Dio e l’anelito di sviluppare il meglio di quanto Dio ha seminato nella propria vita”.
Portare il Vangelo al nostro prossimo – come ci è chiesto nel nostro ministero – comincia dal piegarci verso ogni  fratello e toccare con mano i loro orecchi e la loro lingua, la loro inadeguatezza e povertà, chiedendo al Signore che sia lui stesso, attraverso la nostra carità, a comandare: “Apriti!”.
Carissimo don Marco, riuscirai ad essere fedele fino in fondo alla missione che oggi ricevi? Forse, in qualche momento di sconforto, essa ti sembrerà troppo pesante e inadeguata alle tue forze. Non avere paura! È Cristo che oggi ti sceglie, prima e più di quanto tu scelga Lui. Metti in Lui la tua fiducia e senti rivolte a te le parole che abbiamo sentite dal profeta Isaia: “Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi!”.
Tutti noi qui presenti, tutta la nostra Chiesa, con umiltà e carità, vogliamo affidarti al Signore, come fecero quelle persone che portarono a Gesù il sordomuto “e lo pregarono di imporgli le mani”.
Entri Lui in contatto con te ogni giorno e voglia “aprirti” orecchi e lingua perché tu sappia ascoltare la sua Parola e annunciarla con verità con tutta la tua vita.
Noi affidiamo allo Spirito di Dio e all’intercessione di Maria Santissima e di tutti i Santi la nostra preghiera per te e la nostra preoccupazione per le vocazioni sacerdotali nella nostra Chiesa e nel mondo intero e, fedeli al comando di Gesù, chiediamo al Padrone della messe “che mandi operai per la sua messe”.
+ Giovanni Paolo 

 

 

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