Chiesa

Acqua e terra, alleanza per la vita e il lavoro

 

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Il lago di Monte Pranu. Foto servizio di Efisio Vacca

A Tratalias tra fraternità ed ecumenismo la Giornata diocesana per la custodia del Creato

Alla cronaca della Giornata, con immagini, documenti e testimonianze è dedicato lo speciale del settimanale diocesano Sulcis Iglesiente Oggi, disponibile a questo link

Image00078L’acqua e la terra, strette in un binomio indissolubile sin dai tempi della creazione, sono state le protagoniste della Giornata diocesana per la custodia del Creato che si è celebrata lo scorso 22 settembre nella suggestiva cornice del borgo medioevale di Tratalias. Una Giornata vissuta nella preghiera, nel nome della fraternità e della convivialità, per rispettare quelle che sono state anche le parole di Papa Francesco nell’invitare tutta la Chiesa Cattolica a unirsi con i fratelli e le sorelle delle altre Comunità Cristiane per ritrovare, nel proprio intimo quanto nella dimensione comunitaria, l’esperienza di una sana relazione tra l’umanità e il creato.
Organizzata dall’Ufficio Problemi Sociali, Lavoro e salvaguardia del Creato della diocesi di Iglesias, insieme all’Ufficio per le Comunicazioni Sociali e il Progetto Policoro, la Giornata ha rappresentato per la comunità diocesana un momento di incontro e di riscoperta del territorio e della sua gente, sollecitata proprio dal tema “coltivare l’alleanza con la terra” a riflettere sul dovere di ciascuno di noi a comportarci come veri custodi del creato. All’interno dell’antica chiesa di Santa Maria di Monserrato, don Emanuele Tiddia, parroco a Tratalias da quasi nove anni, ha aperto i lavori con le sue parole di benvenuto, non in veste di “padrone dell’antica cattedrale” come ha tenuto a precisare, “ma come suo custode”, allo stesso modo in cui tutti siamo chiamati a essere custodi del creato. Al suo saluto è seguito quello di Gianluca Lindiri, assessore alla cultura del Comune di Tratalias, e di don Salvatore Benizzi, direttore dell’Ufficio diocesano Problemi Sociali, che ha ricordato come l’anno scorso la Giornata fosse dedicata alla terra e al fuoco, elemento della natura che al pari dell’acqua può rappresentare una fonte di benessere per l’uomo ma anche di distruzione per il creato.
Image00043La preghiera ecumenica guidata dal vescovo di Iglesias, Mons. Giovanni Paolo Zedda con la Pastora Elizabeth Green della Chiesa Battista, animata dai canti dei seminaristi del Pontificio Seminario Regionale Sardo, ha preceduto le relazioni dedicate all’acqua, bene comune per eccellenza per tutto il creato. Le parole del vescovo di Iglesias, Mons. Zedda, hanno posto l’accento sulla cura della casa comune, che siamo oggi più che mai chiamati a proteggere “affinché essa diventi veramente un dono prezioso per tutti quelli che la abitano in questo presente e per tutti quelli che la abiteranno dopo di noi in futuro”. In questa cura bisogna sempre ricordare che Dio è fedele alle sue promesse. “Egli ha creato la terra, affidandola agli uomini e alle donne perché nella pace e nell’impegno sapessero custodirla, nutrendosi dei suoi frutti”, ha detto il vescovo, “un dono offerto per il bene di tutti, non per il bene egoistico di qualcuno”. Ora ci chiediamo se Dio veramente mantiene la sua promessa, non accorgendoci che siamo noi a non aver adempiuto al nostro dovere di bravi custodi, a lamentarci “che non esistono più le stagioni, a non capire che anche l’acqua fa danni, così come il fuoco datoci per riscaldarci e cuocere il nostro nutrimento, e il mare che dovrebbe essere un punto di incontro tra popoli è diventato una situazione di morte”. Dio è fedele alle sue promesse, ma a noi è chiesto di credere sinceramente alla sua fedeltà. Una fedeltà che fa i conti con la responsabilità di chi è chiamato a partecipare alla bellezza della creazione perché essa “dia esiti positivi sempre, per oggi, per domani e finché ci sarà vita”. È necessario imparare a stare dalla parte di chi rispetta la natura, perché “il rispetto per la creazione diventa poi rispetto per ogni persona umana e significa saper scegliere la vita: vuol dire saper rinunciare alle ingiustizie nei confronti dei fratelli, saper rinunciare a sfruttare la terra a esclusivo beneficio di qualcuno, perché la terra è dono di Dio per tutti”.
Alle 13 il pranzo, organizzato dalla Pro Loco locale e offerto da allevatori, agricoltori e pescatori della zona con i prodotti della terra, dell’acqua e del mare, consumato all’aperto sotto gli alberi, nella piazza principale del borgo. Un momento di festa comune che è proseguito poi col pellegrinaggio verso la diga di Monte Pranu. Sulle rive del lago, accompagnati dalla riflessione della Pastora Elizabeth, la Giornata si è conclusa in meditazione nella contemplazione del creato, con il Padre Nostro comunitario, recitato tutti insieme, ciascuno nella propria lingua, a creare una preghiera armoniosa che si è elevata al cielo sino al Creatore. AA

Testimoni dal mondo delle campagne, dell’industria, della pesca
Image00095Vivere dalla terra e dall’acqua, vivere del lavoro sostenibile e in alleanza col Creato. È questa la traccia che hanno seguito i tre testimoni del mondo del lavoro che sono intervenuti sabato mattina alla Giornata diocesana per il Creato a Tratalias, prima delle riflessioni della pastora Elizabeth Green e dell’arcivescovo Arrigo Miglio. Tre testimonianze per tre esperienze e tre ambiti diversi: la terra, l’industria, il mare.
Elisabetta Secci è la responsabile regionale di Donne Impresa Coldiretti. “Agricoltrice”, come lei stessa si presenta, lavora nell’azienda agricola di famiglia a Villamassargia; nel suo intervento ha ripercorso le forti motivazioni che l’hanno convinta a proseguire nel lavoro della campagna, dando concreto esempio alle decine di studenti dell’Agrario presenti nell’ex cattedrale di Santa Maria di cosa possa significare coltivare e vivere dei frutti della terra. “Quest’anno il 70% dei vigneti è andato perduto” ha ricordato Elisabetta tenendo in mano la copertina dello scorso numero di Sulcis Iglesiente Oggi dedicata al cambiamento climatico, facendo riferimento ai gravi danni che il clima incostante sa infliggere alle coltivazioni. Così, se l’anno scorso l’acqua era stata carente compromettendo il raccolto, non da meno quest’estate le piogge abbondanti sono state inclementi con le coltivazioni, in particolare modo per vigne e carciofeti. Non manca però la tenacia a chi stringe una profonda alleanza col Creato traendo dal suolo il proprio e l’altrui sostentamento, nella consapevolezza che molte delle “bizzarrie” del meteo sono solo la conseguenza ultima e più visibile degli interventi dell’uomo.
Eguale attenzione sulle conseguenze delle scelte umane sul nostro ambiente è stata evidenziata da Enrico Contini. Presidente dell’Associazione Mineraria Sarda, alle spalle una vita professionale spesa nel laboratorio chimico della miniera di Monteponi, Contini ha sottolineato come l’impatto dell’uomo sulle risorse idriche ha impatti di lunghissimo periodo, il cui recupero non è certo immediato e che potrebbe essere attenuato con scelte più consapevoli da parte di aziende ed enti. Spesso si rilevano nelle falde e nei corsi d’acqua tassi ancora elevati di inquinamento da pesticidi, nonostante certe sostanze siano messe al bando da anni. Ma non è solo questione di inquinamento, il problema dell’acqua – in un mondo dove milioni di persone sono private del diritto universale all’acqua potabile – è sovente quello della cattiva gestione delle risorse. Contini ha sottolineato il caso paradossale di Portovesme e delle acque del lago di Monte Pranu a Tratalias, parte delle quali, invece di essere destinate ad uso potabile o irriguo, è destinato agli stabilimenti industriali per raffreddare le macchine, quando per questo uso potrebbero essere destinate acque di minor qualità, magari recuperate dai reflui urbani.
Ultima testimonianza quella di Luciano Marica, pescatore di Sant’Anna Arresi. Nel 2013 incontrò papa Francesco a piedi scalzi, in largo Carlo Felice, scalzo come San Pietro, un pescatore come lui. Famiglia di pescatori – genitori, figlie e generi – Luciano ha raccontato quell’aspetto del mare che sovente sfugge: come l’agricoltore cura e rispetta la terra, così il pescatore stringe un’alleanza con il mare e attraverso di esso con tutto il Creato, secondo il ciclo dell’acqua che dai vapori del mare ricade sin sulle terre più lontane. Il mare è vita, lavoro, “tutto per me”, ha raccontato Luciano, commosso nel ricordo dell’incontro col Santo Padre e sempre grato a mons. Miglio per l’aiuto ricevuto, quand’era vescovo di Iglesias, nella dura lotta per gli indennizzi ai pescatori bloccati dalle servitù militari. GA

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