Primo piano

La festa per il Seminario di Iglesias

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La festa del Seminario vescovile per la Madonna di Lourdes, la preghiera per le vocazioni sacerdotali

Una Chiesa in cammino e in ascolto

Giampaolo Atzei

Si è celebrata domenica 10 febbraio la festa del Seminario di Iglesias, una celebrazione semplice ma pregna di contenuti e significato. La festa, come consuetudine, si è tenuta in occasione della festività della Madonna di Lourdes, celebrando la Vergine Maria patrona del seminario diocesano.
Seminaristi della diocesi, madri apostoliche e semplici fedeli si sono riuniti nella cappella del seminario per l’adorazione eucaristica e la preghiera per le vocazioni sacerdotali e l’unità della Chiesa in Gesù. Guidati da don Andrea Zucca, direttore del Centro Diocesano Vocazioni, “La tua parola illumina i miei passi e rende sicuro il mio cammino” è stata la traccia che ha accompagnato il momento di preghiera e adorazione del Santissimo Sacramento, un cammino nella Parola di Dio attraverso le letture del Primo Libro dei Re (3, 4-14), Matteo (13, 16-23) e Marco (7, 31-37). L’ascolto delle Letture ha invitato alla meditazione sulla bellezza del discernere ciò che è buono, proprio come fece Salomone che, invece di chiedere potere e ricchezza, chiese al Signore “un cuore docile” per amministrare la giustizia e saper distinguere il bene dal male. Ancora, nel vangelo di Matteo la parabola del seminatore ha ricordato l’importanza dell’ascolto per poter rispondere con prontezza alla chiamata di Dio, aprendo il nostro cuore alla sua Parola come fosse il terreno buono, invece di vederla giacere soffocata da rovi e sterili sassi. Infine, nel vangelo di Marco, la memoria del miracolo del sordomuto che riebbe i sensi per l’amore di Gesù, venuto per aprire le nostre orecchie e le nostre labbra. Un cammino di ascolto, dunque, concluso dalla lettura del discorso di papa Francesco ai seminaristi del 16 marzo 2018, con l’invito accorato ai preti a non essere preti da ufficio, ad orario prefissato, ma missionari e al contempo discepoli, in cammino e in ascolto.
Questi temi sono stati ripresi anche nell’omelia di don Andrea, che ha ricordato ai presenti come la festa del seminario sia pur sempre un momento vivo e attuale, pur nell’ambito di una struttura vuota, ma non per questo chiusa e morta. Al contrario, il seminario vive, nei seminaristi della diocesi e nella memoria storica di quanto per quelle mura è passato, sciogliendo così l’apparente dissonanza tra la crisi vocazionale attuale e la consapevolezza che Gesù “ha fatto bene ogni cosa”. Ecco l’invito a mettersi in ascolto, ad entrare nel mondo senza perdere la speranza, ricordando che il seminario rimane ancor oggi testimonianza di vita di comunione e della bellezza dello stare insieme. “Dio continua così a visitare le nostre storie, oltre le difficoltà”, ha concluso don Andrea.
È stata poi la volta della testimonianza di Leonardo Crobu, seminarista originario di Sant’Antioco (parrocchia Sant’Antioco Martire), che ha raccontato il nascere e divenire della sua vocazione. Una risposta alla chiamata di Dio che parte dall’esperienza cristiana della famiglia “credente e non bigotta”, ha chiosato Leonardo, dalla vita e dal servizio in parrocchia, dapprima come ministrante poi con impegni sempre più forti, sino alla decisione matura del seminario, scoprendo “con gioia il senso della vita, perché vale la pena consumarsi per Gesù e i miei fratelli”.
Alla sua testimonianza si è accompagnata poi la presentazione, da parte di don Gabriele Atzei, amministratore e legale rappresentante del seminario, degli altri due seminaristi diocesani ora a Cagliari, Diego Cerniglia (S. Andrea – Gonnesa) e Francesco Mannu (B. V. Assunta – Domusnovas), mentre stanno seguendo degli studi di perfezionamento Alessandro Fraci (S. Andrea – Gonnesa) e Fulvio Sanna (Is Urigus). Sono invece nel corso propedeutico Mattia Atzori (S. Maria Goretti – Sant’Antioco), Jonathan Dolci (S. Paolo – Iglesias) e Cristian Piano (N. S. di Bonaria – Sant’Antioco). “Un seminario diffuso” ha commentato don Gabriele, mutuando dall’uso civile un’espressione che rende però appieno il senso della “presenza morale dei seminaristi che, ovunque siano, insieme alle madri apostoliche, fanno il seminario”.
In conclusione, prima di un simpatico momento di fraternità vissuto al piano terra, il saluto del vescovo mons. Giovanni Paolo Zedda, con il suo rinnovato invito all’ascolto e alla preghiera, ricordando sempre che “la Chiesa non è nostra, è del Signore”.

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